I LUOGHI DEL ROMANZO

Una breve galleria di immagini d’epoca e una piccola rassegna di ex libro dal romanzo… Per calarci nei luoghi della vicenda.

La piazza antistante il palazzo comunale

Il sindaco, l’amministrazione al completo e il gonfalone aprivano il codazzo che, per forza di cose, non poteva distendersi più di tanto, essendo i luoghi distanti poco più di un lancio di sasso.
Appena dietro alle autorità veniva ciò che restava della banda cittadina, fondata nel 1818 da un ristoratore benestante immigrato dal sud. Il complesso musicale, nella corso della sua storia, aveva vissuto più bassi che alti e, tuttavia, resisteva all’usura del tempo. Ascoltandola però, nonostante i rinforzi venuti dai paesi limitrofi, veniva la tentazione di scioglierla e ricostruirla dalle fondamenta. (Capitolo 13)

La stazione del tram

La piazza, vista a volo d’uccello, era più lunga che larga, sprovvista di vegetazione, fatta eccezione per alcuni cespugli, e divisa da un muricciolo che separava la sede stradale dagli scambi dei binari. A sinistra, per chi proveniva da Milano, massicci edifici, bassi e tarchiati, mostravano ai viaggiatori finestre a guisa di occhi: alcune aperte – curiose di esaminare la vita alla stazione –, altre serrate, contrariate dal frastuono delle motrici e dall’insistente luce del giorno. I portoni assomigliavano, invece, di volta in volta a bocche sbadiglianti di sonno oppure a fauci spalancate, come in atto di sorpresa, di fronte a tanta tecnologia. A destra, stavano una serie di fabbricati più vili e mal assortiti, con tetti spioventi in tutte le direzioni, privi di una ben che minima idea architettonica, alcuni casotti diroccati ove si ricoveravano gli strumenti necessari per le riparazioni dei vagoni, e gli ultimi orti sopravvissuti al progresso, confinanti con quella che un tempo sembrava essere stata una villa da signori… (Capitolo 3)

La chiesa di San Giovanni

Il campanone, intanto, continuava imperterrito il concerto e si iniziò a maledire l’invocato Napoleone che, all’epoca, in una botta di rara bontà, aveva deciso di lasciare tutto quel bronzo sul campanile, anziché trasformarlo in cannoni. (Capitolo 1)

Piazza Garibaldi ovvero il luogo della contesa

Dalla fontana – raffigurante la dea della Vittoria, appoggiata su un piedistallo al centro di una vasca rotonda, ricoperta per vetustà di muschi verdeggianti, assai minuta in confronto allo slargo di cui stiamo parlando e prossima al caseggiato or ora presentato – zampillava timidamente un fiotto d’acqua che, cascando nella piscina ai piedi del muliebre marmo, faceva concorrenza, prima che i treni cominciassero a ruggire e a sputare fumo nero, al cinguettio dei passerotti esiliati sopra i cornicioni e agli alti alberi dei cortili nascosti. (Capitolo 3)

Il Gamba de Legn

Il gamba de legn, come veniva affettuosamente chiamato dai milanesi il tram che da Milano andava a Lodi e a Sant’Angelo Lodigiano, era uno degli ultimi ritrovati della tecnologia del regno italiano. Su binari di ferro, mal tenuti insieme da traversine di legno, trasportava, tra nuvole di fumo nero, persone e merci da un capo all’altro del distretto alla folle velocità di 16-18 chilometri orari. Il suo sferragliare per i borghi intimoriva le bestie, incuriosiva i ragazzi e incuteva terrore a chi quel modo di muoversi proprio non piaceva… (Capitolo 2)

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