Il GENERALE prima del GENERALE / 1

copertina-generale

Vi propongo, cari lettori, un veloce excursus per scoprire il percorso editoriale di Prinelli “romanziere”. Anzichè partire dagli albori, andremo a ritroso. Partiamo, quindi, dal 2011. Edito da Loquendo usciva “Avanti e indietro ovvero la congiura dei sagrestani”.

LA TRAMA

Cuniberto Piovera, sagrestano di Santa Maria, estirpando una pianta di fico, trova un cunicolo e, dentro a esso, il leggendario tesoro di Teodolinda: gioielli e oro per cambiare vita e abbandonare, finalmente, quel noioso del suo prete.

Arduino Cardana, suo acerrimo avversario nonché collega di San Michele, certo di essere inseguito dal Diavolo, precipita in una buca. Convinto di essere caduto all’Inferno, scopre, bensì, il Paradiso: una fortuna e l’opportunità di lasciarsi alle spalle una vita monotona.

Innamorati alla finestra scorgono ombre misteriose aggirarsi in giardino attorno a uno scavo abilmente celato. Nel nascondiglio trovano beni preziosi per riscattare il loro amore osteggiato.

In una Lomello del 1649, avvolta nella nebbia, ricoperta dalla neve e contesa tra i fratelli Crivelli, un organo positivo, equamente diviso tra le due fazioni per volontà del Vescovo, fa avanti e indietro tra le chiese rivali. Ciò che una volta era considerato un’onta, sta per trasformarsi nell’occasione della vita. E, quando tutto sembra pronto a realizzarsi…

Clicca qui per leggere le prime pagine del libro (Pdf)

I COMMENTI DI ALCUNI LETTORI

DA ANOBII:

ECHOES scrive:

Il racconto è divertente, brioso, con un’eco delle avventure di Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno, in una commedia degli equivoci che pare un testo teatrale, per merito dei continui capovolgimenti di scena e dei rapidi scambi di battute.
Se vi piace la commedia storica, vale sicuramente la pena di premiare un giovane autore di talento.

HIT_MAN scrive:

Tutto l’impianto narrativo, concentrato su una serie di vicende che dalla prospettiva del lettore suscita più d’un ghigno, (ma si comprende come nel reale simili avvenimenti nutrivano più d’una diatriba di campanile) si snoda leggiadra tra personaggi ben caratterizzati, coi loro tic e le loro abitudini, per i quali, allora come adesso, il balenio della prospettiva di cambiar vita muove anche le ossa più stanche e sfibrate alle più mirabolanti peripezie.
Per me che della musicalità della rima baciata sono un convinto sostenitore, trovo che nella storia i continui e pittoreschi lazzi rimati rimangano un punto debole del racconto, benché posso ipotizzare che l’imperfetta assonanza sia studiata per essere collegata a persone di per sé imperfette.
Ho riscontrato altresì eccellente competenza nel tenere ogni intreccio ben saldo fino allo scioglimento finale: mette in buon risalto la maturazione dell’autore, il suo percorso tra i perigli della narrativa iniziato da un quadrupede santificato, permettendogli di costruire un insieme di sottotrame che ne hanno alfine fatto ruscellare una corale di melodiosa beltà.
S’avverte l’erudizione della parola inusuale, magniloquente, quasi l’autore avesse voluto affiancare all’epoca dell’accadimento anche il linguaggio: nondimeno, non viene turbato il fluire ininterrotto, ogni incastro combacia perfettamente, fino a una conclusione che viviamo, più che da happy end, come giusta ed opportuna.

DA LIBRI.FORUMCOMMUNITY.NET

UNIVERSO scrive:

Questo libro mi è piaciuto davvero molto in special modo nei dialoghi mai banali ma che sempre riescono a trascinare il lettore e a strappare un sorriso… la faccenda delle rime poi davvero azzeccata, impossibile non stamparci un bel sorriso sopra… non so perchè ma mi faceva venire in mente “Tre uomini in barca” di Jerome… non c’entra nulla, lo so, ma probabilmente le sensazioni che ho provato sono simili e quello io lo reputo un gran libro…

-BOBBI- scrive:

… in particolare la scrittura mi ha colpito molto. C’è da dire che, come non avevo letto le anticipazioni così non avevo letto neppure le recensioni, ma l’ho fatto ora: l’autore della prima parla di prosa “semplice e adeguata”, giudizio con divisibilissimo se si dà, però, all’aggettivo “semplice” la giusta valenza di piano e scorrevole; perché lo stile è certamente pulito e privo di fronzoli (forse con frasi troppo brevi per i miei gusti dickensiani, ma sapete fin troppo bene quanto io sia fissata in merito!), ma la lingua è semplice solo apparentemente. In realtà mi sono trovata qualche volta a sussultare di gioia di fronte all’uso di verbi e aggettivi che nello scrivere di oggi non si usano più o vengono usati a sproposito per dare una patina di erudizione che non si possiede; perché quando uno sa scrivere in italiano certe parole così specifiche che su uno ci riflette sembrano davvero inusuali, si amalgamano invece perfettamente al testo.
La storia è carina e divertente e alcuni momenti sono addirittura così ilari da strappare autentiche risate, e il mistero si snoda convincente fino all’inaspettata e beffarda conclusione. Il romanzo si può definire a buon diritto “corale”, perché vi partecipa un nutrito gruppo di personaggi di entrambe le fazioni.
Un’ultima cosa, anzi due: impossibile non amare i rimatori (l’inizio è veramente azzeccato!), e un plauso alle citazioni classiche che mi hanno fatto palpitare il cuore…

PHRA scrive:

Mi piace come descrive i luoghi e le persone, con quel sorriso bonario, lo stesso che rivolge al lettore ogni tanto.
Mi piace quel suo portare in scena i luoghi insieme alle persone, rendendoli protagonisti tanto quanto i corrispettivi umani
Mi piace quello sguardo amorevole che posa su ogni cosa. Quell’essere perfettamente consapevole di raccontare una storia, ma sapersi anche spogliare delle vesti da “cantore” per diventare cittadino delle trame che intreccia.

DA IBS

SILVIA scrive:

Romanzo godibilissimo, che mi ha lasciato piacevolmente sorpresa nonostante le mie aspettative fossero già piuttosto elevate, conoscendo le capacità e la passione letteraria dell’autore. Il libro è denso di eventi e lo stratagemma di dipanare la trama per mezzo brevi episodi e di salti spazio-temporali ci tiene incollati al libro, sostenendo sempre il livello di suspense fino alla conclusione del romanzo. Confesso di essere stata conquistata dalle atmosfere a me così familiari della pianura padana, dall’uso sapiente del dialetto che mi ha fatto “sentire a casa” e che credo sia comune a tutti i siciliani quando leggono le opere di Camilleri, dalla nebbia che tutto avvolge e nasconde, ma che ci sa regalare momenti poetici. Ma ci sono anche alcuni spunti divertentissimi e carichi di ironia, apprezzabili da tutti. Adesso è giunto il momento per il nostro autore di cimentarsi in un’opera più corposa, di più ampio respiro, per non lasciare troppo presto noi lettori a bocca asciutta.
Voto: 4 / 5

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