Le recensioni dei lettori / 1

copertina generale grande

La catena di lettura ha prodotto la prima recensione de “Il generale alla fermata del tram” (http://libri.forumcommunity.net/?t=54241378#entry379678663)

“Il generale alla fermata del tram” è il secondo romanzo di Prinelli che ho avuto occasione di leggere, e vi ho trovate confermati tutti i punti di forza del primo, “Il cane del Santo”.
La profonda conoscenza della storia locale, ma non solo, permette all’autore di costruire una godibilissima – ed assolutamente plausibile – vicenda che trae spunto da fatti realmente accaduti.
La medesima competenza consente inoltre di condire la storia con tutta una serie di aneddoti e riferimenti che arricchiscono di molteplici sfaccettature la lettura.
Il tutto con la grande ironia che sembra essere una delle peculiarità di questo autore.

Ottima la caratterizzazione dei personaggi e, in particolare, trovo che sia veramente azzeccata l’idea di affibbiare a ciascuna delle figure di rilievo un soprannomei – consuetudine sicuramente molto diffusa all’epoca e che ancora oggi sopravvive nei centri più piccoli – non dimenticando di spiegarne dettagliatamente la genesi.

Il tema di fondo del romanzo appare essere lo scontro tra due diversi modi di vivere il proprio tempo, come conseguenza delle proprie passioni politiche e della propria cultura, e anche questo “conflitto” viene ben rappresentato dall’autore.
Si tratta di un aspetto che consente di inserire a buon titolo il libro nel medesimo filone del miglior Guareschi, a mio dire quello di Don Camillo.

Uno dei passaggi che mi ha divertito maggiormente:

“Sfroso, al secolo Diomiro Pozzi, doveva il proprio soprannome a un’arte tutta sua. Riusciva a viaggiare, immancabilmente, senza pagare. […]
Era, piuttosto un erede di Giovanni V, che, giunto a Roma carico di doni per il Papa, chiese in contraccambio di poter entrare gratuitamente nei locali pubblici: bastava dichiararsi cittadini del Portogallo e le porte si aprivano. Mai, in città, ci furono così tanti lusitani come in quegli anni.”

Voto: 8,5/10

***

LA STORIA

Nel 1885 l’Italia è già unita, ma gli italiani non si sentono ancora tali. L’amministrazione comunale di Melegnano, capeggiata da un patriota della prima ora, delibera di porre in opera un busto di Garibaldi nell’omonima piazza che ospita lo snodo tranviario.

Peccato che la scultura debba erigersi a lato dell’osteria El gamba de legn, gestita da Lindo, nipote del primo cittadino e fanatico assertore della Lombardania, una sospirata terra promessa sita tra Adda e Ticino. Il locandiere, piuttosto che soggiacere all’imposizione della municipalità, per sfuggire al marmoreo sguardo, apporta modifiche considerevoli alla sua proprietà. Il sindaco, allora, briga affinché le leggi vengano rispettate e per ripristinare lo status quo, ma un fallo nella complicata burocrazia del regno rende legittime entrambe le istanze. Nel salone dell’osteria, Danè, cliente dalla proverbiale eloquenza, invita i contendenti a risolvere la questione con una scommessa: il trattore dovrà trasformare un maialino di 16 libbre in un porco di 320, in soli 21 giorni. Il vincitore potrà regolarsi come meglio gli garberà nei confronti del Generalissimo.

A vigilare sulla buona riuscita della gara, viene scelto Sinistro, il sagrestano della chiesa principale del borgo, noto simpatizzante della causa comunista, reso inoffensivo dal prevosto che lo impiega come collaboratore.

Nello scorrere delle tre settimane, la stazione del tram è un crocevia di storie legate al passaggio dei convogli. Si susseguono: un deragliamento, una clamorosa dimenticanza, la fobia di Sinistro per il mezzo di trasporto e il manifestarsi di curiosi personaggi: Orapronobis, un avventore dai gusti macabri e dallo smisurato repertorio di disgrazie raccolte lungo i binari, e Sfroso, un esperto “portoghese” che vanta cento corse sul tranvai senza aver mai pagato una sol volta il biglietto.

Il porcello si allarga intanto a vista d’occhio…

Dove lo trovo?

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